Conoscere

Oltre 10 milioni di cittadini Rom vivono in Europa e costituiscono la più grande minoranza europea. La storia di migrazione della popolazione Rom dall’India del nord all’Europa è stata seguita nei secoli successivi dalla repressione della loro cultura nei Paesi in cui hanno vissuto. Sotto il dominio nazista e il comunismo nell’Europa dell’est, molti Rom sono stati uccisi o hanno subito maltrattamenti fisici di vario grado.

Le persone Rom sono cittadini europei. Nonostante i loro diritti siano formalmente protetti dai regolamenti per la protezione delle minoranze e contro la discriminazione, al giorno d’oggi in Europa le persone Rom sono ancora vittime di livelli incredibilmente elevati di violenza fisica, esclusione sociale, discriminazione e povertà. I Rom spesso non sono considerati parte della popolazione generale e sono frequentemente usati come capri espiatori in tempo di crisi politiche ed economiche e incolpati di rubare lavori destinati ad altri e di commettere crimini. Inoltre, nonostante l’esistenza di un piano di azione e finanziamenti della UE per migliorare l’integrazione della popolazione Rom, i governi nazionali spesso contribuiscono a creare un clima anti-Rom con le misure politiche adottate.

Ad esempio, in alcuni Paesi i bambini Rom sono obbligati a frequentare scuole separate, destinate ai bambini con disabilità fisiche o mentali. In altri casi, l’accesso all’educazione è limitato dal fatto che i bambini Rom vivono in campi isolati che si trovano molto lontani dalla scuola più vicina. In parte come conseguenza, il tasso di studenti Rom che abbandonano la scuola prima di compiere 16 anni è molto alto (vedi grafico 1). Un’educazione di scarsa qualità, o la mancanza di educazione è una delle ragioni che contribuiscono agli alti tassi di disoccupazione per i Rom.

I Rom affrontano altrettanto seri ostacoli nella realizzazione dei loro diritti fondamentali, dovuti ad esempio all’isolamento geografico, la mancanza di assicurazione sanitaria e barriere di lingua e di comunicazione. Tutto ciò crea differenze di grande portata in ambito sanitario: le persone Rom hanno maggiori problemi di salute rispetto al resto della popolazione.

Oltre alle disuguaglianze nell’accesso ai servizi basici, esistono numerose istanze in cui i governi nazionali intraprendono azioni contro la popolazione Rom con un impatto negativo sui loro diritti. Ad esempio, dal 2012 il governo francese ha deportato oltre 11.000 persone al loro Paese di origine. Spesso i Rom sono rimpatriati in Romania e Bulgaria, entrambi Stati membri dell’Unione Europea e i cui cittadini godono del diritto di libertà di movimento nell’UE.

La scarsa protezione dei diritti fondamentali della popolazione Rom dipende sia da ostacoli che impediscono l’esercizio dei loro diritti che da violazioni palesi. In alcuni casi, la legislazione nazionale non è in conformità con la legislazione europea ma ciò è identificabile solo quando una persona Rom presenta un ricorso a livello europeo. Affinché questo avvenga tuttavia, è necessario conoscere i propri diritti e avere risorse (tempo e denaro). In altri casi, è difficile per i giudici capire se una violazione sia avvenuta in relazione all’etnia di una persona Rom per la mancanza di prove sufficienti.

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Capire

Esistono vari strumenti legali a livello europeo che hanno lo scopo di proteggere i diritti dei Rom.

La Carta dei diritti fondamentali della UE proibisce ogni forma di discriminazione sulla base di razza, colore, etnia, orientamento sessuale o originale sociale (art.21). L’articolo su libertà e solidarietà include il diritto all’educazione (art.14) e l’accesso a cure mediche e sanitarie (art.35). La Carta obbliga inoltre ad assicurare “un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti” (art.34).

Esiste inoltre una direttiva che si occupa nello specifico della discriminazione sulla base dell’origine etnica. Tale direttiva è vincolante legalmente per tutti gli Stati membri UE e richiede l’approvazione di una legge a livello nazionale che includa le disposizioni della direttiva. La direttiva 2000/43/CE protegge i Rom dalla discriminazione sulla base del gruppo etnico nell’ambito dell’impiego, protezione e previdenza sociale, benefici sociali, educazione e accesso a beni e servizi. La direttiva richiede la creazione di organismi per la promozione della parità di trattamento in grado di ricevere denunce individuali di discriminazione sulle basi di competenza della direttiva.

Nessun diritto esiste però da solo, ma deve piuttosto essere visto in connessione con altri diritti e regolamenti. Ad esempio una persona Rom, come tutti gli altri cittadini UE, ha il diritto alla libertà di movimento (direttiva 2004/38) e il diritto di rimanere in uno Stato membro UE per tre mesi senza nessuna condizione. Dopo questo periodo di tempo, deve dimostrare di avere un impiego o risorse sufficienti (articoli 6 e 7); nel caso in cui ciò non sia possibile, può essere classificata come un “onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale” (articolo 14). Questo può includere la perdita del diritto di residenza e di conseguenza dei benefici sociali; eppure questa disposizione il più delle volte avrà un effetto negativo per i più poveri della società.

La Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d’Europa obbliga gli Stati ad adottare politiche specifiche per la protezione esplicita delle minoranze e per la creazione di condizioni che permettano lo sviluppo della loro cultura. Si tratta del primo documento con forza legale vincolante dedicato alla protezione dei diritti delle minoranze. I diritti riconosciuti in questo documento, oltre ad essere individuali, riconoscono e proteggono esplicitamente comunità specifiche: si tratta di comunità composte da un numero di persone minore del resto della popolazione di uno Stato, cittadini di quello Stato e che possiedono caratteristiche etniche, linguistiche o culturali diverse dal resto della popolazione (definizione ONU). Eppure, nonostante la protezione delle minoranze sia diventata un criterio per l’entrata nella UE di Paesi come Romania e Bulgaria, alcuni Stati europei, compresi Francia, Grecia e Lussemburgo non hanno firmato o ratificato le raccomandazioni del Consiglio d’Europa. In altri Paesi ha avuto luogo un’implementazione pro forma; tuttavia i diritti non sono protetti di fatto in maniera sufficiente dalle rispettive istituzioni.

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Sterilizzazione e donne Rom

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