CONOSCERE

La discriminazione basata sull’orientamento sessuale è proibita in maniera esplicita per alcune circostanze dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla direttiva europea 2007/78. Nell’articolo 21 della Carta si legge che “È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata (…) su[l] le tendenze sessuali.” Le persone transessuali sono meno esplicitamente protette dal diritto dell’Unione Europea: la discriminazione contro le persone transessuali è proibita sulle basi di ‘sesso’ nella Carta dei diritti fondamentali, mentre la direttiva sull’uguaglianza di genere del 2006 proibisce la discriminazione in materia di occupazione e impiego basata sulla riassegnazione di genere.

Per tutti gli Stati membri della UE sono illegali la discriminazione basata sull’orientamento sessuale sul posto di lavoro, e la discriminazione al momento dell’implementazione di leggi e diritti garantiti dalla UE. Al 2014, 24 Stati membri UE hanno proibito la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale al di fuori del posto di lavoro.

Le leggi UE non coprono però la proibizione della discriminazione contro le persone transessuali o sulla base dell’orientamento sessuale al di fuori dell’ambito lavorativo. Molti Paesi europei obbligano le persone transessuali ad essere sterilizzate per effettuare il cambio di genere, e molti altri non riconoscono legalmente l’identità di genere delle persone transessuali. Inoltre, il matrimonio e l’adozione per persone dello stesso sesso non sono possibili in tutti gli Stati membri UE, e non esiste un obbligo per gli Stati di riconoscere matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti in altri Paesi UE.

La violenza e la discriminazione contro persone che si identificano come LGBTQI sono fenomeni comuni in tutta la UE. Numerosi Stati membri UE non hanno ancora incluso l’orientamento sessuale e l’identità di genere tra i motivi scatenanti per i crimini d’odio.

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CAPIRE

Oltre a diritti come la libertà di movimento, il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) include nell’articolo 19 (1) il diritto alla non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, e consente all’Unione Europea l’adozione di legislazione finalizzata all’eliminazione della discriminazione basata sull’orientamento sessuale, in quanto sia di competenza della propria area di responsabilità.

La direttiva 2000/78/CE (2000) ha stabilito un quadro generale per le pari opportunità in materia di impiego e occupazione. Tale direttiva è finalizzata alla protezione dei lavoratori europei da qualsiasi forma di discriminazione basata su sesso, età, razza, orientamento sessuale, ecc. Il Trattato di Lisbona ha rinforzato questo quadro normativo, ed ha elevato la Carta dei diritti fondamentali allo stesso rango degli altri trattati, proibendo inoltre ‘qualsiasi forma di discriminazione fondata (…) sul (…) l’orientamento sessuale.’

La direttiva 2000/78/CE ha rappresentato un passo importante verso la proibizione della discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale sul posto di lavoro, considerando soprattutto che al tempo molti Stati europei non disponevano di leggi anti-discriminazione adeguate. La successiva direttiva 2006/54/CE ha ampliato lo scopo della precedente, includendo la discriminazione basata sul sesso sul posto di lavoro, ed esplicitando l’inclusione della discriminazione basata sulla riassegnazione di genere in tale categoria.

Le relazioni della Commissione Europea sulla direttiva 2000/78/CE e sulla direttiva 2006/54/CE affermano che al giorno d’oggi tutti gli Stati membri hanno implementato la maggior parte delle disposizioni di entrambe le direttive. Ciò nonostante, la relazione sulla direttiva 2000/78/CE rende noto che rimangono alcune difficoltà nell’implementazione, mentre la relazione sulla direttiva 2006/54/CE sottolinea che solo quattro Stati membri hanno esplicitamente proibito la discriminazione sulla base della riassegnazione di genere, mentre gli altri continuano a far uso di termini più ampi.

In ogni caso, queste direttive si occupano soltanto della discriminazione sul posto di lavoro, e non richiedono agli Stati membri la proibizione della discriminazione basata sull’orientamento sessuale o identità di genere in altri ambiti.

I risultati di un sondaggio del 2012 condotto dall’Agenzia europea dei diritti fondamentali sulla situazione delle persone LGBT riportano che molte persone LGBTQI affrontano situazioni di discriminazione e violenza.

  • Una percentuale compresa tra 20% e 60% delle persone transessuali hanno dichiarato di essersi sentite discriminate per il fatto di essere percepite come transessuali.
  • In alcuni Paesi, il 40% delle persone che hanno partecipato al sondaggio hanno dichiarato di evitare di mostrarsi apertamente come LGBT per paura di molestie o violenza, e
  • In tutta la UE, tra il 36% e 79% delle persone che hanno partecipato al sondaggio evitano di dare la mano al loro partner dello stesso sesso in pubblico per paura di essere attaccate, minacciate o molestate.

Dal 2008 è in discussione una proposta di direttiva sulla parità di trattamento a prescindere da religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale al di fuori del posto di lavoro, ma non è ancora stata approvata.

Materiale educativo

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CASI DI STUDIO

Uguaglianza LGBTQI nel lavoro

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