Conoscere

In ambito migratorio, l’Unione Europea distingue nettamente tra coloro che possiedono un passaporto UE (di uno degli Stati membri UE) e chi invece non lo possiede.

In conformità con i trattati UE, coloro che possiedono un passaporto UE hanno diritto alla libertà di movimento e residenza in ogni Stato UE secondo certe condizioni e di votare e presentarsi come candidato nelle elezioni UE e municipali, anche se residenti al di fuori del loro Paese originario. Hanno inoltre il diritto alla protezione di ogni ambasciata degli Stati UE quando si trovano al di fuori dell’UE e di presentare petizioni al Parlamento europeo e reclami al Mediatore europeo.

I diritti contenuti nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE sono applicabili solo in caso di un’azione a livello europeo o al momento dell’implementazione di regole UE da parte di uno Stato membro. In ogni caso, quando tali diritti sono applicabili, essi si applicano a tutti coloro che vivono nell’UE. Ciò significa che indipendentemente dal fatto che una persona abbia o no un passaporto UE, le azioni delle istituzioni UE (le tre principali, Commissione, Parlamento e Consiglio, ma anche altre istituzioni come Frontex, responsabile per la sicurezza dei confini della UE, EASO European Asylum Support Office, responsabile per la coordinazione delle politiche comuni europee per l’asilo e Europol, responsabile per la coordinazione delle azioni di polizia) devono essere in conformità con la Carta.

La libertà di movimento è con ogni probabilità il diritto più conosciuto tra i diritti garantiti nella UE. In conformità ai trattati UE, questo diritto garantisce a tutti coloro che sono in possesso di un passaporto UE il diritto di spostarsi dal loro Paese originario ad un altro Stato UE per un periodo di tre mesi, e di rimanere nel secondo Paese per un tempo indeterminato con le stesse condizioni dei cittadini del secondo Paese se impiegati, lavoratori autonomi, studenti o in grado di supportarsi economicamente. Ciò include inoltre il diritto di portare con sé familiari nel nuovo Paese, compresi familiari privi di un passaporto UE (per gli studenti questo diritto è però limitato). È garantito inoltre il diritto a richiedere benefici di previdenza sociale e indennità di disoccupazione nel caso in cui perda l’impiego, con le stesse condizioni dei cittadini di tale Paese. Il diritto alla previdenza sociale è limitato dal requisito di non diventare un onere non ragionevole per il sistema di previdenza sociale. La zona Schengen ha ampliato la libertà di movimento con la possibilità di viaggiare tra alcuni Stati membri UE senza dover mostrare alcun documento.

Oltre a quest’ambito, la principale area di cooperazione a livello europeo nel campo migratorio riguarda l’asilo. Il sistema europeo comune di asilo, stabilito a partire dal 1999, è costituito da:

  • i regolamenti Dublino: stabiliscono che una persona deve richiedere asilo nel primo Paese UE di entrata e includono un sistema comune europeo di identificazione di impronte digitali per i richiedenti asilo,
  • la direttiva qualifiche: stabilisce le condizioni minime comuni per la concessione di protezione internazionale (status di rifugiato) per gli Stati membri UE,
  • la direttiva sulle condizioni di accoglienza: include regole su quando è possibile detenere richiedenti asilo, sul diritto all’assistenza legale per fare ricorso alla detenzione e regole per l’accesso a vitto, sanità, alloggio, lavoro e trattamenti medici e psicologici per i richiedenti asilo,
  • la direttiva sulla protezione temporanea: destinata a fornire protezione immediata e temporanea in casi di emergenza umanitaria. Questa direttiva non è mai stata utilizzata.

Questo sistema è stato oggetto di critiche: i regolamenti Dublino sono stati criticati per la creazione di ritardi nella decisione delle richieste di asilo, un uso eccessivo della detenzione nei procedimenti di ritorno dei richiedenti asilo e una sempre maggiore pressione per gli Stati UE ai confini esterni. Esiste inoltre una grande differenza nei tassi di riconoscimento tra gli Stati UE, nonostante la direttiva qualifiche, e in molti Stati UE i richiedenti asilo non hanno accesso ad uno standard di vita decente o ad alloggi adeguati. La critica fondamentale al sistema è diretta al fatto che esso sia mirato alla prevenzione di ingressi irregolari nella zona UE piuttosto che all’agevolazione delle richieste di asilo. Nel frattempo, almeno 3.500 persone sono morte nel 2014 nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo.

Esiste una coordinazione comune europea anche per quanto riguarda i migranti irregolari. La direttiva rimpatri stabilisce che a coloro che entrano nell’UE senza i documenti necessari e che non rientrano nei criteri per la concessione della protezione internazionale, viene rilasciato un divieto di reingresso nell’UE per 5 anni, indipendentemente dal fatto che in tale periodo di tempo le circostanze personali possano cambiare. La direttiva consente inoltre la detenzione di migranti irregolari per un periodo di tempo fino ai 18 mesi anche in assenza della commissione di un reato. L’UE ha firmato inoltre numerosi accordi di riammissione con Paesi situati lungo i confini UE per facilitare il rimpatrio rapido dei migranti irregolari e richiedenti asilo diniegati nei casi in cui abbiano transitato in uno stato non-UE.

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Capire

La libertà di movimento delle persone è un principio fondamentale dell’UE, stabilito nell’articolo 45 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. La Carta dei diritti fondamentali include nei suoi articoli 15 e 45 il diritto per i cittadini UE di lavorare in un altro Stato membro UE con condizioni equivalenti a quelle dei cittadini dello Stato membro. Il diritto all’asilo, in conformità alla Convenzione sullo status dei rifugiati, è stabilito nell’articolo 18 della Carta.

Libertà di movimento

La libertà di movimento, come già riportato, è un diritto per i cittadini UE che rispettano certe condizioni: cercare un lavoro, lavorare, studiare o potersi mantenere con risorse proprie.

Quando ci si sposta in un altro Paese UE in conformità con queste condizioni, viene attivata una serie di altri diritti, applicabili anche quando si fa ritorno al Paese di origine. Ciò comprende il diritto di portare con sé un familiare senza passaporto UE e il loro diritto a vivere e lavorare con le stesse condizioni di un cittadino con passaporto UE, compreso il diritto alla residenza permanente dopo 5 anni e in alcuni casi alla permanenza nel territorio nel caso in cui le circostanze familiari cambino (ad esempio in caso di divorzio).

Gli Stati membri mantengono tuttavia il diritto di stabilire le proprie politiche in materia di migrazione per i cittadini non-UE nei casi in cui la libertà di movimento UE non entri in gioco. Ciò significa che ogni Stato può stabilire criteri per visti di lavoro per cittadini non-UE e regolamenti per consentire ai propri cittadini di congiungersi con un familiare che non ha un passaporto UE per vivere nel loro Paese. Ad esempio, i cittadini danesi possono portare i loro coniugi non-UE in Danimarca solo se hanno i mezzi economici per sostenerli e la Danimarca è il Paese dove esistono i legami più forti per entrambi i coniugi come coppia. Questa soglia estremamente alta ha fatto sì che numerosi cittadini danesi con coniugi non-UE si trasferissero in Svezia per usufruire delle regole svedesi in ambito migratorio, meno severe delle regole UE.

Sistema europeo comune di asilo

Le parti più visibili del Sistema europeo comune di asilo sono spesso i regolamenti Dublino, che stabiliscono in quale Stato UE un richiedente asilo deve presentare la sua richiesta di asilo; e le azioni intraprese dagli Stati membri UE per sorvegliare i confini dell’Unione.

La regola base del regolamento Dublino è che lo stato responsabile per esaminare la richiesta di protezione internazionale è il primo Paese di ingresso nella UE. Il sistema è stato criticato in quanto favorisce la detenzione dei richiedenti asilo previa la deportazione al Paese da cui sono entrati nell’UE, la separazione di famiglie e la pressione sugli Stati membri del Sud Europa. Inoltre, ci sono stati casi in cui richiedenti asilo si sono bruciati i polpastrelli per poter richiedere protezione internazionale in uno Stato diverso da quello da cui sono entrati, perché le impronte digitali vengono prese per identificare il primo Paese di ingresso.

Frontex è l’agenzia UE responsabile per la coordinazione delle azioni di sorveglianza delle frontiere UE. Dal 2013 c’è stato un aumento esponenziale del numero dei richiedenti asilo che hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’UE e 3.419 persone sono morte durante l’attraversamento nel 2014. L’UE ha intrapreso una serie di azioni coordinate di soccorso e per prevenire sempre più i tentativi di attraversamento. Questa coordinazione si è concretizzata in alcune operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e un piano d’azione nel 2015 per l’uso della forza contro gli organizzatori del trasporto di richiedenti asilo e migranti nel Mediterraneo. Numerosi Stati membri UE, tra cui Bulgaria, Ungheria e Regno Unito, hanno recentemente iniziato a costruire o rinforzare muri e recinzioni, apparentemente con l’intenzione di prevenire l’immigrazione irregolare, ma con un impatto reale sulla possibilità per i richiedenti asilo di accedere all’UE.

Direttiva relativa alla qualifica di rifugiato

La Direttiva Qualifiche stabilisce che gli Stati membri UE devono garantire lo status di rifugiato a coloro che si trovano in certe condizioni specifiche stabilite, equivalenti a gravi violazioni di diritti umani sulla base di una caratteristica od opinione specifica o percepita. Gli Stati membri UE devono inoltre garantire una certa forma di protezione e non rimpatriare richiedenti asilo per i quali esiste un rischio reale di danno grave alla persona, ad esempio tortura, pena di morte e pericolo di morte. La direttiva garantisce inoltre una serie di diritti per i richiedenti asilo.

I tassi di accettazione delle richieste di protezione internazionale rimangono tuttavia estremamente variabili negli Stati membri UE. Nel 2014, i tassi di accettazione sul totale di richieste di asilo ricevute oscillavano dal 94% della Bulgaria al 77% della Svezia al 39% del Regno Unito all’11% della Croazia e al 9% dell’Ungheria. La provenienza dei richiedenti asilo è un fattore che ha influenzato i tassi di accettazione nel 2014 in tutta la UE: Cipro, Germania, Svezia, Polonia, Bulgaria e Repubblica Ceca hanno accettato il 100% delle richieste di asilo dei siriani, mentre l’Ungheria ha accettato solo il 65%, l’Italia il 64% e la Grecia il 60%. Allo stesso tempo, l’Italia ha accettato il 94% delle richieste di asilo di afghani, mentre Bulgaria e Romania ne hanno accettato solo il 19%. In altri casi, ci sono eccezioni estreme: ad esempio, mentre la maggior parte degli Stati membri UE accetta la grande maggioranza delle richieste di protezione internazionale degli eritrei, la Francia ne accetta solo il 15%.

Condizioni di accoglienza

La direttiva sulle condizioni di accoglienza obbliga gli Stati membri a fornire ai richiedenti asilo supporto materiale durante il periodo di presa in considerazione della richiesta, compreso alloggio, vitto, attenzione medica ed educazione. Le condizioni possono però essere estremamente scadenti per chi ha presentato una richiesta di protezione internazionale: in Italia ad esempio, i centri di prima accoglienza sono spesso sovraffollati e situati in luoghi remoti, mentre in Germania sono stati registrati numerosi attacchi contro abitazioni per richiedenti asilo nel 2014 e 2015.

Centri di detenzione

I centri di detenzione sono sempre più utilizzati per alloggiare i richiedenti asilo, limitandone i diritti garantiti dalla direttiva sulle condizioni di accoglienza. Le condizioni all’interno dei centri di detenzione sono state criticate aspramente in molte occasioni. Nel Regno Unito ad esempio, il centro di detenzione Yarl’s Wood è stato oggetto di continue critiche officiali per le condizioni scadenti e per la detenzione eccessivamente prolungata dei richiedenti asilo.

La mancanza di supervisione da parte dei mezzi di comunicazione e della società civile, dovuta alle scarse possibilità di accesso ai centri di detenzione in molti Paesi UE, è fonte di forti preoccupazioni.

Migranti irregolari e richiedenti asilo diniegati

Coloro che sono entrati nell’UE senza un visto valido, o sono rimasti dopo la scadenza del visto valido e non hanno fatto richiesta di protezione internazionale, o la cui richiesta è stata negata, hanno comunque diritto alla protezione dei loro diritti fondamentali. Inoltre, le azioni intraprese dall’UE nei confronti dei migranti irregolari devono essere in conformità con la Carta dei diritti fondamentali.

Una relazione del 2013 dell’Agenzia per i diritti fondamentali ha fatto notare tuttavia che la direttiva sui rimpatri non presenta linee guida chiare per garantire la protezione dei diritti di coloro che non sono stati rimpatriati; come conseguenza sono state create diverse categorie di permessi di residenza, con diversi gradi di accesso ai diritti fondamentali. La relazione riporta inoltre numerose lacune nella protezione dei diritti fondamentali dei migranti irregolari negli Stati membri UE: alcuni Stati hanno intrapreso azioni di polizia contro i migranti irregolari, con un impatto negativo sui loro diritti, ma anche violazioni dei diritti lavorativi e situazioni di alloggio insicure e precarie. Esistono inoltre approcci molto diversi tra gli Stati membri in settori quali sanità ed educazione: alcuni Stati membri restringono la sanità alle emergenze, mentre altri forniscono una copertura sanitaria completa, ed esistono vari gradi di accesso ai servizi educativi per i bambini, nella legislazione e nella pratica.

Le azioni coordinate a livello UE per quanto riguarda i rimpatri e i migranti irregolari si concentrano tuttavia su azioni contro coloro che aiutano i migranti irregolari ad attraversare le frontiere, sanzioni contro coloro che impiegano persone senza un visto valido e una coordinazione a livello di controllo delle frontiere.

Materiale educativo

Materiale educativo

CITIZENS MANIFESTO

Nel 2013 European Alternatives ha raccolto le preoccupazioni e le proposte dei cittadini di tutta Europa in una serie di proposte.

Nell’ambito migratorio, raccomandiamo all’UE di:

– Garantire gli stessi diritti ai cittadini UE e cittadini di Paesi terzi residenti nell’UE, libertà di movimento e diritti politici inclusi

– Evitare la criminalizzazione dei migranti irregolari nelle politiche, nella pratica e nel linguaggio e adottare misure positive per garantire l’accesso effettivo al sistema di giustizia per tutte le persone in situazione migratoria, indipendentemente dal loro status di residenza

– Monitorare l’implementazione del Sistema europeo comune di asilo, prestando un’attenzione particolare a possibilità concrete di accesso alla procedura di asilo, riforma del sistema Dublino, detenzione e assistenza legale efficace

– Assicurare protezione, trasparenza e responsabilità efficaci nei casi di violazione dei diritti fondamentali nella gestione delle frontiere e adottare misure positive per evitare violazioni dei diritti fondamentali alle frontiere europee

– Non utilizzare la detenzione come un meccanismo di controllo migratorio

Leggi il Manifesto dei cittadini qui, pag. 95-106.

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