CONOSCERE

La cittadinanza europea è diventata una realtà soltanto con il Trattato di Maastricht del 1992, nonostante il progetto europeo abbia avuto inizio negli anni ’50 e l’idea di introdurre una forma di cittadinanza europea con diritti e doveri ben precisati sia stata considerata già negli anni ’60. Dal 1993, ogni cittadino di uno Stato membro UE è anche cittadino dell’Unione, ovvero un cittadino UE. La cittadinanza UE è conferita direttamente dal Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea ed è complementare, ovvero non sostituisce la cittadinanza nazionale.

Ad ogni cittadino UE spettano una serie di diritti garantiti dai trattati UE. I diritti elencati qui di seguito sono esplicitamente menzionati:

  • circolare e soggiornare liberamente nell’Unione europea;
  • votare e presentarsi come candidato per le elezioni del Parlamento europeo e per le elezioni comunali dello Stato membro di residenza;
  • essere tutelati da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro quando ci si trova al di fuori dell’UE;
  • presentare petizioni al Parlamento europeo, rivolgersi al Mediatore europeo (un sistema per presentare reclami all’UE) e contattare tutte le istituzioni  (compreso Parlamento, Commissione e Consiglio europeo) ed enti consultivi dell’UE in una delle lingue ufficiali dell’UE e ricevere una risposta nella stessa lingua.

Esistono inoltre altri diritti garantiti dalla cittadinanza europea, ad esempio:

  • il diritto di accesso ai documenti del Parlamento europeo, della Commissione europea e del Consiglio
  • il diritto alla parità di accesso al servizio civile dell’UE

Dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona nel 2009 esiste un nuovo meccanismo, diritto d’iniziativa dei cittadini europei, che consente ai cittadini europei di richiedere che la Commissione europea legiferi in una delle sue aree di competenza, quando sono state raccolte un numero sufficiente di firme da un certo numero di Stati membri e purché siano soddisfatte alcune altre condizioni.

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CAPIRE

I diritti garantiti ad ogni cittadino UE sono elencati nel Trattato sul funzionamento dell’UE (art. 20 – 24 del TFUE); inoltre, questi diritti hanno uno status costituzionale grazie all’articolo 9 del Trattato di Lisbona, fin dalla sua entrata in vigore nel 2009.

I risultati di un sondaggio Eurobarometer Flash pubblicato nel febbraio 2013 hanno dimostrato che i cittadini UE stanno diventando sempre più consapevoli ed informati sul concetto di cittadinanza UE e i diritti che essa garantisce: l’81% degli intervistati ha dichiarato di conoscere il termine, anche se meno del 50% ne conosceva il significato (in entrambi i casi si tratta di un aumento rispetto al sondaggio del 2007). Tuttavia, i risultati di una successiva pubblicazione Eurobarometer dello stesso anno mostrano un indebolimento del senso di cittadinanza europea rispetto a sondaggi precedenti: solamente il 59% degli intervistati ha dichiarato di riconoscersi come cittadino dell’Unione Europea e solo il 20% ha dichiarato di essere “sicuramente” un cittadino UE.

A settembre 2015, la Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica sulla cittadinanza UE. Si tratta di un sondaggio per tutta l’UE, ideato come un’opportunità per i cittadini UE di esprimere opinioni e punti di vista, ma anche lacune e/o restrizioni riguardo l’esperienza personale di protezione dei propri diritti nell’UE. Il sondaggio è aperto a tutti ed è disponibile online in tutte le lingue ufficiali dell’UE. È possibile accedere alla consultazione fino al 7 dicembre 2015 e i risultati sono previsti per la primavera 2016.

Diritto a circolare e soggiornare liberamente

L’articolo 21 del Trattato sul funzionamento dell’UE garantisce ad ogni cittadino dell’Unione il diritto di circolare e soggiornare liberamente in un altro Stato membro secondo certe condizioni. Una Direttiva del 2004 della Commissione definisce in maniera più dettagliata quali regole sono applicabili, ed include il diritto di muoversi per cercare lavoro, per studiare, per lavorare ed il diritto alla residenza permanente dopo cinque anni di residenza in un altro Stato membro.

Secondo gli ultimi dati disponibili della Commissione europea, oltre 14 milioni di cittadini UE risiedono stabilmente in un altro Stato membro. Dall’introduzione della cittadinanza UE sono state adottate in alcuni casi restrizioni temporanee per cittadini di nuovi Stati membri: ad esempio, esistono al momento (dal 2015) restrizioni applicabili ai cittadini UE croati.

Diritto a votare e presentarsi come candidato (diritti elettorali)

Ogni cittadino europeo residente in un altro Stato UE ha diritto a presentarsi come candidato e a votare nelle elezioni comunali e per il Parlamento europeo, con le stesse condizioni applicabili ai cittadini di quel Paese. Tuttavia, ci possono essere delle restrizioni per il voto nelle elezioni nazionali e nei referendum dello Stato UE di residenza. Inoltre, per le elezioni per il Parlamento europeo è possibile votare in un solo Paese. Questi diritti sono regolati da una Direttiva UE del 1993.

Le ultime elezioni europee del 2014 sono state caratterizzate da uno sforzo concreto per aumentare la partecipazione pubblica al dibattito politico europeo; tuttavia, l’affluenza generale alle urne è rimasta bassa, al 42,6%.

Diritto alla tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari

In conformità ai trattati, i cittadini di uno Stato membro hanno il diritto di accedere ai servizi diplomatici e consolari di un altro Stato membro nei casi in cui il loro Paese non possieda un’ambasciata o strutture simili nel Paese in cui si trovano o quando la rappresentanza di un Console onorario non è disponibile, a condizione che sia presentato un documento d’identità.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito per la protezione consolare per i cittadini dell’Unione europea all’estero.

Diritto di presentare petizioni alle istituzioni europee e di rivolgersi al Mediatore

L’articolo 24 del TFUE consente ai cittadini di presentare petizioni direttamente al Parlamento europeo e al Mediatore europeo.

Il diritto di presentare petizioni, secondo l’articolo 227 del TFUE e l’articolo 44 della Carta dei diritti fondamentali, può essere esercitato nei casi in cui l’oggetto della richiesta sia collegato ad uno degli ambiti di attività dell’UE e riguardi direttamente i richiedenti, un requisito quest’ultimo da intendersi però in senso ampio. Il Parlamento europeo riceve una media di tre petizioni al giorno. Sia il numero totale di petizioni che la percentuale delle petizioni considerate ammissibili sono aumentati negli ultimi dieci anni. Tra tutte le petizioni presentate tra il 2009 e il 2012, le petizioni riguardanti i diritti fondamentali hanno costituito la maggioranza. Un esempio di petizione al Parlamento europeo, ancora in corso nel 2015, è quella riguardante gli abitanti della Val di Susa: con l’appoggio delle autorità locali, i residenti hanno inviato una petizione per esprimere le loro preoccupazioni riguardo all’impatto ambientale e sulla salute pubblica della costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Lione – Torino.

I cittadini UE possono rivolgersi al Mediatore europeo per casi di cattiva amministrazione: ad esempio, irregolarità amministrative, ingiustizie o discriminazione, abuso di potere, mancanza o negazione di informazioni o ritardi ingiustificati. La petizione può essere inviata elettronicamente, per posta o via email e può essere indirizzata direttamente al Mediatore o ad un membro del Parlamento europeo come intermediario.

Il Mediatore europeo ha il potere di decidere se un caso di cattiva amministrazione debba essere investigato e/o chiarito in maniera più approfondita e può riferire il caso all’istituzione in questione, cercare una soluzione e se necessario preparare delle raccomandazioni per quell’istituzione.

Diritto di contattare le istituzione UE e ricevere una risposta

Attraverso la rete di Europe Direct, ogni cittadino UE può rivolgere domande a e sulle istituzioni UE in tutte le lingue dell’Unione e in molti modi, sia per telefono che per mail, chat o tramite la rete di centri di informazione, documentazione ed esperti in ogni Paese UE.

Diritto di accesso ai documenti del Parlamento, della Commissione e del Consiglio

Come stabilito dall’articolo 15 del TFUE, i cittadini e i residenti dei Paesi UE hanno il diritto di accedere ai documenti delle tre maggiori istituzioni dell’Unione europea. Il registro pubblico è una base dati di documenti e informazioni che riguardano le attività di un’istituzione e comprende documenti quali ordini del giorno, verbali di riunioni, bozze di documenti e simili.

Questo diritto permette ai cittadini UE di accedere ad una serie di documenti del Parlamento europeo, della Commissione europea e del Consiglio, attraverso i rispettivi registri pubblici. Ci sono però delle limitazioni sull’accessibilità di alcuni documenti: un esempio sono le attuali limitazioni di accesso alle bozze delle proposte del Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP). Il processo di negoziazione è caratterizzato da una mancanza di trasparenza ed è stato fortemente criticato da molte organizzazioni, iniziative e gruppi di interesse europei. La Commissione europea si è impegnata a favore di una maggiore trasparenza per le negoziazioni del 2014. I testi negoziali sono stati parzialmente pubblicati dalla Commissione europea, ma la critica che il TTIP sia negoziato a porte chiuse non è diminuita di molto. A tal proposito sono anche stati presentati reclami al Mediatore europeo.

DIritto d'iniziativa dei cittadini europei

Secondo l’articolo 24 del TFUE, ogni cittadino ha il diritto di avviare un’iniziativa dei cittadini europei: si tratta di una procedura che consente ai singoli individui di inviare una petizione alla Commissione europea con una richiesta (o proposta) di legislazione in una delle aree di competenza della Commissione. Affinché l’iniziativa sia considerata ammissibile devono essere rispettate una serie di condizioni: si deve formare un comitato composto da almeno sette cittadini provenienti da sette Stati membri UE ed entro un anno devono essere raccolte un milione di firme, a rappresentanza di almeno sette Stati membri UE e con un numero minimo di firmatari per ciascuno Stato membro.

Al 2015, tre iniziative dei cittadini europei hanno soddisfatto tali requisiti e hanno ricevuto una risposta formale dalla Commissione europea: si tratta rispettivamente di iniziative sul diritto umano all’acqua potabile e servizi igienico-sanitari, sul diritto alla vita degli embrioni e sullo stop alla vivisezione e agli esperimenti sugli animali. Tutte e tre le iniziative sono state registrate tra maggio e giugno 2012; tuttavia, la Commissione europea non ha legiferato su nessuna delle tre. Altre iniziative che non hanno invece soddisfatto i criteri includono l’iniziativa europea per la pluralità dei mezzi di comunicazione e l’iniziativa Let me vote sui diritti elettorali.

L’iniziativa dei cittadini europei sull’acqua potabile come bene pubblico ha raccolto quasi due milioni di firme ed è stata oggetto di una forte copertura mediatica, sia prima che durante le ultime elezioni per il Parlamento europeo, e tuttora. Da un lato quest’iniziativa ha ottenuto il supporto del Comitato economico e sociale, un ente consultivo che rappresenta i gruppi di interesse sociali ed economici dell’UE, dall’altro 4 su 5 dei candidati alla Presidenza della Commissione europea hanno preso l’impegno di implementare il principio dell’iniziativa nelle loro dichiarazioni durante le campagne elettorali del 2014. A settembre 2015 l’iniziativa ha finalmente ottenuto il supporto ufficiale del Parlamento europeo, che ha votato a suo favore durante una sessione plenaria e ha richiesto alla Commissione europea, tra le altre cose, di “prendere seriamente in considerazione le preoccupazioni e gli allarmi espressi dai cittadini in tali petizioni e di darvi seguito.”

Tra le critiche all’iniziativa dei cittadini europei c’è il fatto che la Commissione europea ha il potere di decidere se accettare o meno un’iniziativa e fino al 2015 nessuna iniziativa dei cittadini europei è stata ufficialmente adottata come legislazione. Ciò nonostante, gli ultimi sviluppi riguardanti l’iniziativa sull’acqua come bene pubblico mostrano l’aumento dell’impatto legislativo che tale diritto può avere a livello europeo.

Il 28 ottobre 2015 il Parlamento europeo ha approvato a grande maggioranza una relazione dell’eurodeputato György Schöpflin sulle iniziative dei cittadini europei. La relazione riconosce che, indipendentemente da come se ne misuri il successo, l’iniziativa dei cittadini europei non ha raggiunto il suo scopo, considerando anche il fatto che nessuna delle iniziative presentate ha portato ad una legislazione. L’iniziativa dei cittadini europei rimane in ogni caso il primo strumento per una democrazia partecipatoria transnazionale, e consente ai cittadini di entrare in contatto diretto con le istituzioni europee.

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Perdita della cittadinanza

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