Contesto

Sebbene non esista un obbligo europeo di provvedere educazione religiosa nelle scuole, tutti gli Stati UE ad eccezione di uno offrono insegnamenti religiosi. La Carta dei diritti fondamentali dell’UE garantisce il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, ma è applicabile soltanto quando l’UE attua in campo educativo e al momento non possiede la competenza per intervenire nei curriculum scolastici nazionali.

Ciò nonostante, tutti gli Stati membri UE devono anche essere membri del Consiglio d’Europa e firmatari della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, applicabile alle politiche nazionali educative. Ed è proprio alla Corte europea dei diritti dell’uomo che si sono rivolti gli appellanti del caso Grzelak contro la Polonia quando hanno ritenuto che la loro libertà religiosa fosse stata violata.

Caso

La famiglia Grzelak, composta dai coniugi Urszula e Czeslaw e il figlio Mateusz, risiedeva a Sobótka in Polonia quando presentò ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Nel 1997, all’età di sette anni, Mateusz Grzelak iniziò a frequentare la scuola elementare e conforme all’opzione indicata dai suoi genitori, agnostici, non frequentava le lezioni di religione.

I coniugi Grzelak richiesero in numerose occasioni che il figlio frequentasse invece le lezioni di etica, un’opzione prevista dalla scuola, ma le loro richieste furono negate perché Mateusz era il solo alunno della sua classe ad aver fatto tale richiesta. Poiché Mateuzs non aveva la possibilità di frequentare la lezione alternativa, e poiché le lezioni di religione avevano luogo durante la giornata scolastica tra altre lezioni obbligatorie, doveva trascorrere quell’ora ad aspettare nel corridoio senza alcuna supervisione, oppure nella biblioteca o in altri spazi della scuola.

I coniugi Grzelak sostennero che il loro figlio era vittima di discriminazione perché riceveva un trattino invece di un voto nella pagella di religione ed era vittima di molestie fisiche e psicologiche da parte di altri alunni perché non frequentava le classi di educazione religiosa. Per tale ragione, Mateuzs dovette cambiare spesso scuole nella stessa città.

Dopo molte richieste inviate ai direttori delle scuole e negate, gli Grzelak mandarono una lettera al Ministro dell’Educazione. Il Ministro rispose che le lezioni di etica erano organizzate su richiesta dei genitori e che quando ciò non avveniva era soltanto per ragioni puramente organizzative, come ad esempio il basso numero di studenti che richiedeva lezioni di etica.

Procedimenti

Il Ministro riferì tuttavia alla Corte costituzionale polacca la questione del trattino al posto del voto nella pagella, per verificare la conformità di tale pratica con la costituzione polacca. La Corte sentenziò che non si trattava di una violazione della libertà religiosa ai sensi della costituzione polacca.

Insoddisfatti con la decisione, i coniugi Grzelak riferirono il caso alla Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2002, sostenendo che lo Stato polacco aveva violato i loro diritti di libertà di religione e non discriminazione.

Sentenza

Il 15 giugno 2010, la Corte europea dei diritti dell’uomo sentenziò che i diritti alla non discriminazione e alla libertà di religione di Mateusz Grzelak erano stati violati.

La Corte affermò che la libertà di religione comprende anche la libertà di non avere una religione e di non dover rivelare l’esistenza o meno di una religione.

Nella sentenza, i giudici stabilirono che la mancanza di un voto nella riga riservata alla lezione di religione/etica e il fatto che ‘etica’ fosse sbarrato dalla pagella di fine anno poteva portare alla presunzione che l’alunno in questione non avesse una religione e corrispondeva quindi ad una restrizione della sua libertà di religione. Per tali motivi non è compatibile con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Valutazione

Il 25 marzo 2014 la Polonia ha modificato le regole in materia di educazione. Le modifiche hanno introdotto una nuova regola che obbliga le autorità scolastiche ad organizzare lezioni di religione/etica anche se richieste da un singolo individuo. Si richiede inoltre agli alunni maggiorenni, o ai genitori degli alunni minorenni in loro vece, di inviare una richiesta per iscritto indicando la loro decisione di frequentare la lezione, evitando così richieste di rinuncia a lezioni di religione o etica.

Al di là della Polonia, questa sentenza ha ribadito che i Paesi europei hanno non solo un obbligo di garantire in maniera passiva la libertà di religione e la libertà di non avere una religione, ma sono inoltre obbligati ad assicurarsi che nessuno sia obbligato a rivelare il proprio credo religioso e a prendere le misure necessarie per evitare che persone con o prive di una religione siano discriminate in ambito educativo.

Lo studio di caso completo (in inglese).