Contesto

Le direttive europee sono uno dei modi in cui l’UE legifera. Ciascuno Stato membro deve implementare con una legislazione nazionale ed entro una scadenza determinata le direttive europee. Quando ciò avviene, la direttiva UE si può considerare adottata.

Nei casi in cui un tribunale nazionale abbia dei dubbi riguardo al significato o all’applicabilità di una direttiva, può richiedere l’opinione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Il caso in questione riguarda la direttiva dell’aprile 2004 “recante norme minime sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta” (2004/83/CE), altrimenti conosciuta come Direttiva Qualifiche, che stabilisce le norme minime per l’attribuzione della qualifica di rifugiato che devono essere condivise da tutti gli Stati membri.

La Direttiva Qualifiche stabilisce i requisiti per il riconoscimento della qualifica di rifugiato, come ad esempio la persecuzione per motivi di razza, religione o nazionalità, reale o percepita. Include inoltre il criterio di persecuzione dovuta all’ ‘appartenenza a un determinato gruppo sociale’, per cui non esiste una definizione precisa.

Caso

Il caso riguarda l’attribuzione dello status di rifugiato a tre persone omosessuali residenti nei Paesi Bassi e provenienti da Sierra Leone, Uganda e Senegal. In Sierra Leone, Uganda e Senegal esistono leggi che criminalizzano l’omosessualità con pene di, rispettivamente, ergastolo, pena di morte e cinque anni di carcere.

Tutti e tre gli individui hanno fatto richiesta di protezione internazionale alle autorità olandesi, ma i loro casi sono stati respinti. Le autorità olandesi hanno stabilito che la criminalizzazione dell’omosessualità non è inclusa tra i motivi di persecuzione nella legislazione olandese adottata ad implementazione della Direttiva Qualifiche.

I richiedenti asilo hanno presentato ricorso e il Consiglio di Stato olandese (la corte più alta per i ricorsi di decisioni pubbliche nei Paesi Bassi) ha riferito il caso alla Corte di Giustizia dell’UE per capire:

  1. Se cittadini omosessuali di Paesi terzi possano costituire un “determinato gruppo sociale”
  2. In caso affermativo, se si possa esigere che i richiedenti nascondano il loro orientamento sessuale o mantengano una certa riservatezza in pubblico per evitare di essere perseguiti
  3. Se la criminalizzazione di un atto costituisca una persecuzione ai fini della Direttiva

Sentenza

La Corte di Giustizia ha fatto riferimento al diritto internazionale, nazionale e UE per formulare la sentenza, dando particolare importanza alla Convenzione sullo status dei rifugiati del 1951, al diritto internazionale dei diritti umani, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e alle legislazioni nazionali sia nei Paesi Bassi che in altri Stati Membri.

Nel novembre 2013 la Corte ha sentenziato che l’orientamento sessuale è un criterio valido per l’attribuzione dello status di rifugiato nell’UE, ai fini della Direttiva Qualifiche. Affinché i richiedenti possano rientrare in un “determinato gruppo sociale”, devono essere soddisfatte due condizioni:

  • la condivisione di caratteristiche innate: delle esperienze comuni che non possono essere modificate; e
  • l’essere in possesso di un’identità distinta nei rispettivi Paesi di origine.

La Corte ha riconosciuto che l’orientamento sessuale di un individuo è una caratteristica innata facente parte dell’identità di ciascuno e che in Paesi dove esistono leggi che criminalizzano e penalizzano l’omosessualità, coloro che si identificano o che sono identificati come omosessuali devono essere riconosciuti come appartenenti ad un determinato gruppo sociale.

I giudici hanno stabilito inoltre che l’orientamento sessuale è una caratteristica fondamentale dell’identità di un individuo e che pertanto non è ammissibile richiedere di nasconderlo o di esercitare discrezione per evitare persecuzione.

Valutazione

Questa sentenza della Corte di giustizia ha obbligato gli Stati membri UE a modificare le legislazioni nazionali per l’attribuzione della protezione internazionale ai fini della Direttiva Qualifiche e ha reso possibile l’attribuzione dello status di rifugiato per motivi di persecuzione legati all’orientamento sessuale nei casi in cui esistono leggi che criminalizzano e limitano la possibilità per un individuo di esprimere la propria sessualità.

Altrettanto importante è stata l’eliminazione di una pratica fin prima comune in vari Stati membri UE: il rifiuto dello status di rifugiato giustificato dalla possibilità di nascondere il proprio orientamento sessuale per evitare persecuzione.

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